Ci hanno insegnato a essere indipendenti, a competere, a costruirci un futuro contando sulle nostre forze. A considerare il successo un merito personale e le difficoltà una responsabilità individuale. Eppure, più ci convinciamo di poter bastare a noi stessi, più scopriamo quanto sia difficile affrontare da soli anche le necessità più ordinarie.
A Palermo, come nel resto della Sicilia, questa contraddizione attraversa la vita quotidiana. C’è chi lavora senza riuscire a raggiungere un’autonomia economica, chi rinuncia a un’opportunità perché non ha qualcuno a cui affidare i propri figli, chi deve orientarsi tra servizi e diritti che esistono sulla carta ma sembrano irraggiungibili. Situazioni diverse, accomunate da una domanda che raramente trova spazio nel dibattito pubblico: quanto costa, concretamente, essere lasciati soli?
Abbiamo finito per considerare la solidarietà una risposta alle emergenze, dimenticando che le relazioni sono ciò che permette a una società di funzionare anche quando non c’è un’emergenza. Non sono un’alternativa al progresso economico, ma una delle condizioni che lo rendono possibile, equo e sostenibile.
È da questa consapevolezza che prende forma il lavoro delle ACLI. Nei circoli, nei servizi, nelle attività associative, le difficoltà individuali incontrano persone, competenze e possibilità di partecipazione. Una richiesta di assistenza può diventare l’occasione per riconoscere un diritto; un luogo di incontro può restituire a qualcuno la possibilità di sentirsi parte di qualcosa.
Non si tratta di immaginare una comunità in cui tutti debbano pensarla allo stesso modo, né di affidare alla buona volontà delle persone responsabilità che spettano alle istituzioni. Si tratta di riconoscere che l’autonomia individuale non nasce dall’assenza di legami, ma anche dalla possibilità di contarci.
Abbiamo bisogno di luoghi in cui tornare a riconoscerci gli uni negli altri. Luoghi in cui l’altro non sia soltanto qualcuno con cui condividere uno spazio, ma una persona con cui poter condividere un bisogno, affidare una preoccupazione, intraprendere un pezzo di strada comune. Dove la relazione non si esaurisca nella risposta a un problema, ma diventi occasione di incontro, di ascolto e di reciproco riconoscimento.
Le ACLI vogliono essere anche questo: luoghi in cui chi ha perso il lavoro, chi affronta un problema di salute o chi cerca di comprendere i propri diritti previdenziali possa trovare non soltanto un servizio, ma persone disposte ad ascoltare. Spazi nei quali, a partire da una difficoltà concreta, sia possibile ricominciare a tessere legami, ritrovare fiducia e riconoscersi parte di una comunità.
Perché forse è proprio questo che abbiamo smesso di considerare quando parliamo di sviluppo: non soltanto quanto ciascuno riesce a ottenere per sé, ma quanto diventano più ampie le possibilità di tutti quando torniamo a riconoscere nell’altro qualcuno con cui camminare.
- Francesco Todaro, Presidente provinciale ACLI