«Amate la vostra città come parte integrante della vostra personalità». Le parole di Giorgio La Pira ci ricordano che la città non è semplicemente il luogo in cui viviamo: è un patrimonio che abbiamo ricevuto e che siamo chiamati a lasciare, migliorato, alle generazioni che verranno.
È da qui che vogliamo partire come ACLI città Palermo. Dal dovere di prenderci cura della nostra città senza limitarci a elencare tutto ciò che non funziona. Le responsabilità della politica, le inefficienze, la criminalità, le disuguaglianze sono problemi reali, ma la sola lamentela rischia di trasformarsi in rassegnazione. Palermo ha bisogno della partecipazione di cittadini, associazioni, parti sociali, movimenti e partiti che continuano a credere nella possibilità di cambiarla, valorizzando le sue energie.
Oggi questa partecipazione appare sempre più fragile. L’astensionismo e la sfiducia nelle istituzioni raccontano una distanza crescente tra le persone e la politica. Una distanza che aumenta quando chi vive una condizione di precarietà, povertà o esclusione non riesce più a vedere nelle scelte pubbliche uno strumento capace di migliorare concretamente la propria vita.
Il lavoro è uno dei punti centrali di questa frattura. Quello che per generazioni è stato uno strumento di emancipazione e cittadinanza oggi, troppo spesso, non garantisce neppure una vita dignitosa. Giovani e donne sono tra i più esposti alla precarietà e cresce il numero di persone che, pur lavorando, continuano a trovarsi in condizioni di difficoltà.
Per questo abbiamo bisogno di una politica che torni a parlare con le persone e non genericamente alla “gente”; che sappia ascoltare le sofferenze, costruire relazioni e soprattutto immaginare un futuro, per non lasciare indietro nessuno. Ma questa responsabilità non appartiene soltanto alle istituzioni.
Associazioni, corpi intermedi, Terzo settore, movimenti, partiti e cittadini possono tornare a essere protagonisti della vita della comunità. Partecipare significa proprio questo: non rassegnarsi all’idea che le cose non possano cambiare e provare a costruire insieme risposte ai problemi della città.
Come ricordava David Sassoli, la speranza siamo noi quando non chiudiamo gli occhi davanti a chi ha bisogno e quando combattiamo le ingiustizie.
È da questa speranza concreta che vogliamo ripartire. Prendersi cura di Palermo significa riconoscerne le difficoltà, ma anche valorizzare le tante energie che già attraversano i suoi quartieri. Significa ricostruire fiducia, partecipazione e legami sociali.
Perché amare la propria città significa, prima di tutto, scegliere di non essere indifferenti al suo futuro.
Francesco Todaro, Presidente Provinciale ACLI